Corrado Ocone
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Chi Sono

Chi sono? Domanda filosofica quante altre mai. Mi attengo, come qui è opportuno, al lato empirico della faccenda. Sono un saggista e un pubblicista. Scrivo molto (riesco meglio che nel parlare) e, quasi sempre, su argomenti di mia stretta competenza: la filosofia, la cultura politica, la politica in senso proprio. Non faccio fatica, anche se qualcuno potrebbe considerarlo pretestuoso e velleitario, a definirmi non uno studioso di filosofia, ma proprio un filosofo. Credo infatti che la filosofia non sia una disciplina come le altre, ma un modo di guardare le cose del mondo, quindi un modo di essere e di comportarsi nella vita (è anche una morale pertanto). Non si può essere filosofi se non vivendo la filosofia, in un proficuo e dialettico scambio fra la cosiddetta teoria e la cosiddetta prassi. Vivere la filosofia significa, all’un tempo, vivere filosoficamente. 
Non riesco ad incasellare il mio pensiero/vita in nessuna casella rigida. E, pur essendo leale nei rapporti umani, non so se essere fedele se non a ciò che penso essere vero. Mi rendo conto che, per questo mio essere, sono fatto in modo da scontentare tutti: i cosiddetti filosofi sia perché dò molto conto alla prassi e trovo estremamente filosofici molti uomini pratici; i politologi e gli scienziati sociali n genere perché sposto continuamente il loro discorso su un terreno speculativo; gli uomini di destra perché credo in senso acritico nei valori della tradizione; quelli di sinistra perché credo che moralismo e giustizialismo siano mali da combattere; molti cosiddetti laici perché non credo tale un atteggiamento, che non esito a chiamare laicismo, che vuole “rischiarare” e guarire dalla superstizione religiosa in nome della Scienza, del Progresso e della Ragione; i clericali perché li giudico nemici della società aperta. 

Ecco, se proprio devo definirmi con un termine, dico a chiare lettere che sono un filosofo e un liberale. Anzi, a dirla tutta, credo che la “vera” filosofia, quella ragionata fino in fondo e portata alle estreme conseguenze, coincida del tutto con il “vero” liberalismo. Il che, ne sono conscio, è fatto per creare ancora una volta non lievi incomprensioni fra le “maschere di gesso”, cioè i conformisti del pensiero, chi piuttosto che con la propria testa è portato a ragionare per automatismi mentali: i filosofi credono di avere poco a che fare che non una teoria o cultura politica particolare, per di più con quella della “borghesia”; i liberali concepiscono come “anomalo” o “inautentico” un liberalismo poco scolastico (non da “commessi viaggiatori”) come il mio. Si tratta di un liberalismo non fondazionista, non normativo, non individualista, non giusnaturalista.  
Credo che il liberalismo debba essere oggi riportato, come si diceva un tempo del marxismo, “all’altezza dei tempi”. Esso, detto in altri termini, va riconciliato con (gli sviluppi del) la filosofia, che non è più quella razionalista fondata su un Soggetto forte del tempo in cui la dottrina nacque.
Questa nuova prospettiva, che ho cercato e cerco di sviluppare nei miei scritti, io la chiamo liberalismo senza teoria.
Il liberalismo, inteso come teoria filosofica, è perciò, oltre che l’ideale che mi ispira, anche uno dei centri contenutistici della mia ricerca e riflessione. Un altro mio tema è senza dubbio la laicità, che, se correttamente reinterpretata e ridefinita (non siamo più nell’Ottocento del Papa re, nonostante tutto!), può costituire il metodo della possibile per quanto problematica risoluzione dei conflitti che si presenteranno nella società complessa del futuro e che secondo me si concentreranno da una parte attorno ai problemi generati dall’incontro-scontro fra le culture e le civiltà conseguenza della globalizzazione in corso e dall’altra attorno alla vasta tematica concernente quella che viene ormai correntemente chiamata dagli studiosi (non so se in forma propriamente corretta) biopolitica.
Un altro modo in cui mi si potrebbe definire, anzi in cui sono stato definito, è filosofo post-crociano. E ciò in un doppio senso: in quello, quasi banale, che dalla morte di Benedetto Croce è già passato più di mezzo secolo e altri sono i nostri problemi (il che non è irrilevante, anzi è determinante, per un pensiero storicista); nell’altro, più sostanziale, che, pur considerando Croce il pensatore più vicino alle mie corde o alla mia sensibilità e allo spirito che anima la mia attività, lo interrogo e interpreto in maniera autonoma e spesso lontana dal suo dettato. Sono, per dirla con le sue stesse parole, un “discepolo non inerte”. Il che, sempre a suo dire, è il modo più coerente per essergli fedele.
Ci sono poi altri autori, filosofi in senso stretto ma anche molto largo, che considero pietre miliari del mio universo mentale e morale. Prima di tutti IsaiahBerlin e HannahArendt. E poi: David Hume, Wilhelm von HumboldtGorge Wilhelm Friedrich HegelAlexis deTocqueville, Michael Oakeshott, Giovanni GentileRobin Gorge Collingwood, Raymond Aron, un certo Karl Popper (non quello che critica Hegel e Platone, per intenderci), Friedrich von Hayek, Norberto Bobbio (di cui apprezzo soprattutto la fase finale di pensiero e che leggo come un teorico delle virtù, di quelle laiche in particolare, piuttosto che della democrazia o del socialismo).
L’elenco dei miei “auttori”, per dirla con Giambattista Vico, potrebbe contare a lungo. E, soprattutto, potrebbe interessare anche autori antitetici al mio sentire morale. Molte le considerazioni che andrebbero fatte, a tal proposito, sul nostro rapporto con i Maestri, di cui si intessa la vita non solo degli studi. Mi sia permesso autocitarmi: “Solo un confronto serio con chi pensa in modo profondo i problemi dandone un’interpretazione opposta alla nostra ci permette di rafforzare ‘in positivo’ le nostre idee: detto altrimenti, ci aiuta più chi la pensa diversamente da noi, se ha spessore, che chi non fa che confermarci nelle nostre convinzioni (la conoscenza non è un corpo morto di dottrine possedute, ma è un insieme di idee che vanno ‘patite’ e vissute con un processo che coinvolge tutto noi stessi). Meglio sbagliare ‘in grande’, da questo particolare punto di vista, che avere ragione "in piccolo" (in Karl Marx, Roma 2008).

Qualche rapidissimo cenno biografico su di me, infine. Mi sono laureato in Filosofia Teoretica nel 1986 a Napoli con un geniale e poco conosciuto pensatore crociano: Raffaello Franchini (la mia tesi era sull’aspetto futuro-centrico della filosofia della storia del marchese di Condorcet). Ho poi affinato la vis speculativa, che è cosa che o si possiede o no e non si può comprare al mercato, con un eccentrico e asociale studioso livornese che la possedeva in sommo grado: Luciano Dondoli. Stesso discorso vale per Roberto Esposito, con il quale pure ho collaborato all’Istituto Suor Orsola Benincasa per un paio di anni e che ritengo, indipendemente dalla sua sensibilità che è diversa dalla mia, una delle menti più acute oggi in circolazione. Sono riuscito ad essere, forse immeritatamente, borsista in quella fucina di classe dirigente riservata e nascosta, quasi al di fuori del mondo, che è l’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli. Ho avuto l’opportunità di lavorare direttamente nella casa e nella biblioteca personale di Benedetto Croce: con l’aiuto di Alda Croce, la figlia del filosofo recentemente scomparsa, ho raccolto e analizzato per un paio di anni il materiale scritto nel mondo su di lui. Non ho mai intrapreso, vuoi per pigrizia vuoi perché distratto da altro, la carriera accademica. La mia vita intellettuale si è svolta fra giornali e periodici, Di riviste ne ho subito fondata una a Napoli, CroceVia, che, forse perché rispondeva ad una esigenza dei tempi, pur facendo capo a giovani e illustri sconosciuti, assurse presto a fama nazionale, con citazioni e articoli vari sui maggiori quotidiani e periodici. Durò solo tre anni, dal 1993 al ’95, ma fu una palestra importante. Poi ho iniziato un lungo periplo fra riviste varie, toccando, un po’ per interesse un po’ per curiosità, le sponde anche di riviste che oggi giudico agli antipodi del mio modo di essere di pensare. Nel 1996 iniziò poi l’intensa collaborazione, che dura tuttora, alle pagine culturali de Il Mattino di Napoli.
Ho vinto qualche Premio più o meno importante (ricordo il I Premio Nazionale Benedetto Croce assegnatomi dall’Istituto Italiano di Studi Crociani di Pescara e Sulmona nel 1994.e la menzione speciale al Premio Procida Elsa Morante nel 2006). Sono uno dei membri del comitato scientifico sia della Fondazione Craxi sia della Fondazione Cortese di Napoli. E quanto al resto, libri e interventi pubblicisti vari, molto trovate in queste pagine.


In Evidenza
07 giugno 2017

Gli Scritti selvaggi di Desiderio
Roma
Ore 18,00. Fondazione Luigi Einaudi (Largo dei Fiorentini, 1). Presentazione del volume di Giancristiano Desiderio, Scritti selvaggi. O della lotta con la vita che ci divora (Rubbettino). Saluti: Giuseppe Benedetto. Intervengono: Gennaro Malgieri, Corrado Ocone, Nicola Porro. Modera: Giuseppe di Leo. Organizzata dalla Fondazione Luigi Einaudi di Roma.
24 maggio 2017

Benedetto Croce e i valori dell’Occidente
Roma
Ore 18,00. Centro Studi Americani (Via Michelangelo Caetani, 32). "Benedetto Croce e i valori dell'Occidente". Saluti: Paolo Messa. Intervengono: Fausto Bertinotti, Marco Gervasoni, Luciano Pellicani, Gaetano Quagliariello. Modera: Alessandro Giuli. L'incontro prende spunto dai volumi di Corrado Ocone: Attualità di Benedetto Croce (Castelvecchi) e Il liberalismo nel Novecento. Da Croce a Berlin (Rubbettino)
22 maggio 2017

Perché i liberali sono diventati minoranza?
Roma
Ore 18,00. Fondazione Luigi Einaudi (Largo dei Fiorentini, 1). Lezione conclusiva della Scuola di liberalismo di Roma: "Perché i liberali sono diventati minoranza. Vincitori e vinti nella 'guerra ideologica' italiana del secondo dopoguerra". Organizzata dalla Fondazione Luigi Einaudi di Roma
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