Corrado Ocone
Corrado Ocone Corrado Ocone Corrado Ocone Corrado Ocone Corrado Ocone Corrado Ocone
Saggi e articoli
27 febbraio 2017
Si fa presto a dire: basta una legge

Corrado Ocone - Il Mattino

 Dopo quelli di Piergiorgio Welby e di EluanaEnglaro, un altro caso che riguarda i cosiddetti trattamenti di fine vita è esploso all’improvviso, sollevato anche questa volta dall’Associazione Luca Coscioni e dal suo presidente Marco Cappato. Fabio Antoniani, conosciuto nell’ambiente musicale in cui lavorava come dj Fabo, rimase coinvolto nel 1992 in un grave incidente stradale, che lo ha reso cieco e tetraplegico. Nessuna cura ha migliorato in questi anni le sue critiche condizioni cliniche, tanto da essersi deciso ora a recarsi in Svizzera per sottoporsi a quel “suicidio assistito” che in Italia è illegale. Si tratta di un caso molto diverso dai due precedenti, anche perché lo sfortunato ex dj è pienamente cosciente della sua scelta ed ha persino rivolto un appello al Presidente Mattarella perché lo aiuti.

Pur in questa sua specificità, il caso è destinato a suscitare anche questa volta un ampio dibattito pubblico e politico sul tema dell’autodeterminazione dei singoli e in particolare sulla possibilità di esprimerla attraverso un cosiddetto “testamento biologico”, con pieno valore legale, da redigere nel pieno possesso delle proprie facoltà (fra l’altro, proprio in questi giorni una nuova proposta di legge, l'ennesima, è in discussione in Parlamento). La delicatezza del tema renderebbe prezioso questo dibattito se non fosse che esso, come puntualmente accade da anni, assume nel nostro paese una dimensione ideologica e toni spesso incivili. Tanto più gravi in un caso in cui ne va di mezzo la vita dei singoli e la loro dignità.
Occorrerebbe umiltà, attenzione vera a chi soffre, consapevolezza e maturità politica: merci purtroppo sempre più rare da queste parti. In sostanza, si assiste a una radicalizzazione di posizioni e idee. Da una parte ci sono coloro che, in nome della “sacralità della vita”, vorrebbero impedire non solo l’eutanasia attiva, cioè l’intervento diretto dei medici su richiesta del paziente per porre fine a condizioni di vita ritenute insopportabili e non compatibili con quella “dignità della persona” che pure è connessa a una “vita degna di essere vissuta”, ma anche quella passiva consistente in una interruzione delle cure e dell’alimentazione artificiale. Dall’altra, sul fronte opposto, cioè soprattutto in ambito progressista, troviamo coloro che ritengono che l’autodeterminazione, e quindi la suprema decisione sulla vita e sulla morte, sia un diritto assoluto nelle mani di ognuno ed esiga un riconoscimento per via legale che in qualche modo imponga alle strutture pubbliche di mettere in atto le decisioni preventivamente dichiarate dal paziente. E’ anche questa una posizione che genera difficoltà, più di quanto apparentemente sembrerebbe: si può chiedere allo Stato, che nasce in età moderna proprio come garante della sicurezza e della vita di ognuno, di dare morte ai suoi cittadini, utilizzando a tal proposito i fondi provenienti dai contributi fiscali della cittadinanza?

Il processo di proliferazione dei diritti a cui assistiamo, e del loro connesso riconoscimento giuridico, genera paradossi su cui è assolutamente necessario riflettere. Senza poi considerare i rischi connessi allo sfruttamento commerciale del fine vita che potrebbe indurre operatori malintenzionati a “forzare” certe decisioni.

Occorrerebbe meno ideologia e più pragmatismo per uscire dall’impasse. Ad esempio riconoscendo che la legge ha il dovere di non invadere il delicato campo dell’etica individuale; oppure, riconoscendo una dignità di problema a ogni singolo caso, mai riducibile nella sua specificità a rigide casistiche generali e da affrontare con responsabilità e in una logica contestuale. Anche tenendo conto che sul fronte della terapia del dolore si sono fatti ultimamente enormi passi in avanti.

Proprio perché il paternalismo di Stato è sempre dietro l’angolo, non possiamo che invocare chiarezza nei propositi e umiltà morale. Di fronte al male e al dolore è legittimo è doveroso interrogarsi sull'insufficienza delle risposte di cui disponiamo, ma senza cedere alla semplificazione di rimedi che, dietro una maschera libertaria, celano un volto totalitario.

In Evidenza
07 giugno 2017

Gli Scritti selvaggi di Desiderio
Roma
Ore 18,00. Fondazione Luigi Einaudi (Largo dei Fiorentini, 1). Presentazione del volume di Giancristiano Desiderio, Scritti selvaggi. O della lotta con la vita che ci divora (Rubbettino). Saluti: Giuseppe Benedetto. Intervengono: Gennaro Malgieri, Corrado Ocone, Nicola Porro. Modera: Giuseppe di Leo. Organizzata dalla Fondazione Luigi Einaudi di Roma.
24 maggio 2017

Benedetto Croce e i valori dell’Occidente
Roma
Ore 18,00. Centro Studi Americani (Via Michelangelo Caetani, 32). "Benedetto Croce e i valori dell'Occidente". Saluti: Paolo Messa. Intervengono: Fausto Bertinotti, Marco Gervasoni, Luciano Pellicani, Gaetano Quagliariello. Modera: Alessandro Giuli. L'incontro prende spunto dai volumi di Corrado Ocone: Attualità di Benedetto Croce (Castelvecchi) e Il liberalismo nel Novecento. Da Croce a Berlin (Rubbettino)
22 maggio 2017

Perché i liberali sono diventati minoranza?
Roma
Ore 18,00. Fondazione Luigi Einaudi (Largo dei Fiorentini, 1). Lezione conclusiva della Scuola di liberalismo di Roma: "Perché i liberali sono diventati minoranza. Vincitori e vinti nella 'guerra ideologica' italiana del secondo dopoguerra". Organizzata dalla Fondazione Luigi Einaudi di Roma
Ultimi Libri
2016
Corrado Ocone
Attualitá di Benedetto Croce
Castelvecchi editore
2016
Corrado Ocone
Il Liberalismo del novecento
Rubettino